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Diceva Allegri contro il Siviglia : «Non perdiamo per evitare il Bayern e il Barcellona»

TORINO – La lezione per aver sottovalutato la partita di Siviglia arriva quasi una settimana dopo. Diceva Allegri: «Non perdiamo per evitare il Bayern e il Barcellona». La Juventus ha perso, mancando della dovuta concentrazione e consapevolezza dell’importanza del match ed è arrivato il Batern Monaco, punizione forse fin troppo eccessiva. E’ un’urna severa per chi ha battuto due volte il City e vede accoppiamenti come Wolfsburg-Gent, che porterà ai quarti di finale una squadra che, nemmeno con tutta la generosità, si può considerare tra le prime 8 (e nemmeno tra le prime 16) d’Europa. Ma è una severità che la Juventus si è andata a cercare con la sciagurata prestazione di Siviglia.

E a questo punto si torna al ristorante di Conte. Quello da cento euro, per intendersi, quello dove si era schiantata la prima avventura in Champions League della Juventus di Andrea Agnelli, sopraffatta da una squadra troppo forte e che avrebbe meritatamente vinto la Coppa. Oggi il Bayern è ancora più forte di quello super organizzato di Jupp Heynckes, una corazzata costruita sul mercato e coordinata da Pep Guardiola. Anche la Juventus è più forte di quella del 2013: abbastanza per poter sperare di arrivare ai quarti? Sulla carta no. Sull’erba conterà la forma con cui le due squadre arriveranno alle partite di febbraio/marzo. Il Bayern Monaco l’anno scorso è stato battuto solo dal Barcellona in semifinale, quando i bavaresi sono apparsi più umani e battibili. Ma la Juventuys è aggrappata a questo: un momento no del Bayern coincidente con un suo momento di massima forma, l’effetto Stadium, un Morata in formato Champions 2015, un Mandzukic che voglia vincere la sfida con Lewandowski, una difesa perfetta. Insomma, si può fare, ma è un Everest. Lo dice anche Nedved, serafico: « “Speravamo di essere più fortunati, ma siamo certi di poter giocare due ottime partite». E Marotta sospira: «Il Bayern è sempre il Bayern…». E in sottofondo, sui social, si scatena l’amara ironia: dopo Llorente, non è che tocca a Coman…